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UN UOMO

Piegato in due,
i muscoli spenti
e la pelle allentata,
mi guarda ansioso,
gli occhi attenti
come a leggermi dentro.

È giovane,
ma solo d’età.
L’aspetto inganna:
le guance scavate,
grigiastro il volto
e pochi capelli
gli chiazzano il capo.

È giunto da poco,
chiedendo sollievo
dal feroce dolore
che lo stringe tutto.
Con lui, la famiglia,
anch’essa provata,
angosciata da mesi.

Che fare?
Non parla nessuno,
nessuno dice,
inutilmente,
aiutateci, prego.
Vivi, questi, senza voce,
vivo, lui, con lo sguardo già oltre.

Ed io, consapevole e inutile,
già sono da presso,
le parole di sempre corrono,
aspergono intorno
pallida speranza  
“… si metta più comodo…
pensa sia meglio un po’ più seduto…
… così, ecco, ora va bene...”

“Fiducia” è la parola forte.
“… vedrà, toglieremo, stia certo,
il suo brutto dolore
e di notte, già questa notte,
un po’ di riposo, alla fine.
Domani sarà un giorno migliore.
Speranza? Certezza, perfino.
A presto”.

 

Gianluigi Zeppetella - Marzo 2008